Kawamura GUN

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Kawamura Gun è pittore, videomaker e musicista. Nato a Yaizu in Giappone, si è trasferito da Tokio a Londra per studiare arte. Innamorato del movimento della transavanguardia, stabilisce infine la sua residenza a Roma, dove tuttora vive e lavora.
La sua arte non potrebbe esistere senza umorismo, cinismo e un pizzico di sensualità. Gli spazi urbani di Roma, Tokio, New York sono la chiave del suo lavoro ispirato a fumetti, graffiti e cartoni animati.

Kawamura Gun is a painter, a videomaker and a musician emerging in the International art world. Born Yaizu in Japan, he moved from Tokio to London to study art. He fell in love with the trans-avantgarde movement and moved in Rome, where he still lives and works. His art could not exist without humour, cynicism and a splash of sensuality. The urban spaces in Rome, Tokio, NY are the key of his work inspired to comics, graffiti or cartoons.

Personaggi nudi con il viso coperto da bende di garza da cui emerge solo la bocca mangiano ramen o corrono attraverso la città in un ambiente urbano caotico e paradossale di prospettive e angoli contraddittori, a volte correndo e mangiando allo stesso tempo. Occupano spazi, cambiano dimensione e angolazioni, sembrano spaventati per qualcosa o piuttosto eccitati, ossessionati dal cibo e dal ciclo contemporaneo di riciclo e consumo.

Naked characters covering their face with gauze bandages where just the mouth comes out, eating ramen or running trough the city in a caustic and paradoxical urban setting of contradictory perspectives and angles, sometimes running and eating at the same time. They occupy spaces, change dimension, move to different angles, look scared for something, or rather excited, obsessed by food and by the contemporary cycle of ricycle and consumption.

Il movimento dei Nudisti Timidi, ultima frontiera dell’universo paradossale di Gun, rappresenta la summa della sua visione ironica, giocosa, erotica. In paesaggi urbani sconcertanti i nudisti si avventurano timidamente rompendo regole e i ruoli con la loro nudità. Sono mascherati perché una volta privati ​​della propria identità non provano vergogna nel fare qualcosa. Una libertà, altrimenti blasfema, che si rifà ai rituali tribali inscenati nei giochi d’infanzia.
La convivialità, i giochi di quartiere, i picnic, le maratone cittadine sono spogliati della loro individualità e riportati a una maschera neutra e vuota dove gli occhi sono assenti e l’enfasi è sulle bocche.

The movement of the Shy Nudists, final frontier of the paradoxical universe of Gun, represents his ironic, playful, erotic vision. In his bewildering landscapes the nudists shyly venture into the everyday panorama, breaking its rules and roles with their nakedness. The nudists are masked because once stripped of their own identity they feel no shame in doing anything. A freedom, otherwise blasphemous, which harks back to tribal rituals played out in childhood games.
The conviviality, the neighbourhood games, the picnics, the city marathons are stripped of their individuality and taken back to a neutral, blank mask where the eyes are missing and the emphasis is on the mouths.

Bocche voraci che mangiano, ridono, scoprono i denti, esibiscono le proprie intenzioni o si celano nel silenzio. I timidi nudisti di Gun sono sempre freneticamente impegnati ad esporsi e nascondersi, tra arroganza e facilità, provocazione e derisione assordante, paralizzante imbarazzo e sfacciataggine.
Gun stesso afferma: “La risata nasconde la mia timidezza. C’è una parte di me che si sente in imbarazzo, un’altra che affronta le cose con una risata amara [..] Sono paralizzato nella realtà. Sebbene da un lato sono imbarazzato per ciò che prende forma nelle mie foto, dall’altro mi permetto di vedere fino a che punto posso spingermi a guardare le cose che sono dentro di me, e non esplodere. ”


Mouths are eating, smiling, laughing, baring their teeth, trying to show their intentions or hiding in silence. Gun’s Shy Nudists are always frantically busy hiding themselves, demonstrating cockiness and ease, provocation and deafening derision, crippling embarrassment and cheekiness.

Likewise Gun himself affirms: ‘The laughter hides my shyness. There’s a part of me that feels embarrassed, another that confronts things with a bitter laugh [..] I’m paralysed in reality. Though on one hand I’m embarrassed about what takes shape in my pictures, on the other hand I dare myself to see how far I can push myself to look at the things that are inside me and not explode.’

 

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