Bansri Chavda

Meet her in Red Dot Miami 2018
05-09 December – Booth 315
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Bansri is an indian painter living and working in Mumbai. She thinks of herself as “a storyteller of the world about us”, raising the relevant questions about life, soul and awareness. Art – like meditation – is a means to dive into oneself. “My art is like a mantra given by my master – love, live, laugh, give!”.

Bansri è una pittrice indiana che vive e lavora a Mumbai. Pensa a se stessa come a “una cantastorie del mondo intorno a noi”, sollevando domande pertinenti su vita, anima e consapevolezza. L’arte – come la meditazione – è un mezzo per immergersi in se stessi. “La mia arte è come il mantra  che mi è stato dato dal mio maestro: ‘ama’, vivi, ridi, dona!”

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She found her artistic vocation in 2001 when her native village in Gujrat was hit by an earthquake reaching a maximum felt intensity of X on the Mercalli intensity scale. The earthquake killed between around 20.000 people, injured another 167.000 and destroyed nearly 400.000 homes. Amongst the ruin of the disaster, art stood for Bansri like the only hope to help herself and her community. “That’s how I started a loving caring tango” with painting, along with an operating role as activist in her own community. Sharing and social awareness have since the deepest impact in her life and her artistic path.

La sua vocazione artistica nasce nel 2001, quando il suo villaggio nativo di Gujrat fu colpito da un terremoto che raggiunse la massima intensità sulla scala Mercalli. Il terremoto uccise circa 20.000 persone, ferendone altre 167.000 e distruggendo 400.000 case. Tra le rovine del disastro, l’arte divenne per Bansri l’unica speranza di aiutare se stessa e la sua comunità. È così che inizia per lei “un amorevole tango premuroso con la pittura”, insieme a un ruolo operativo come attivista nella sua stessa comunità. Condivisione e consapevolezza sociale hanno il più profondo impatto nella vita di Bansri e nel suo percorso artistico. 

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Her inner push to help soon becomes involvement in many humanitarian projects. Bansri works as art facilitator in Shivkul Commune: an institution in the foothills of Himalayas in Uttaranchal India, now having joint efforts to build up a school with a principal base for arts and culture. Also along with the American painter ROMANHO she is co-founder of “NHO“: a global campaign against child abuse in the poorest countries of India.

La sua spinta ad aiutare presto diventa coinvolgimento diretto in molti progetti umanitari. Bansri lavora come facilitatore nella Comune di Shivkul, un’istituzione ai piedi dell’Himalaya nell’Uttaranchal India, con cui collabora alla costruzione di una scuola per l’arte e la cultura. Insieme al pittore americano ROMANHO è inoltre co-fondatrice di NHO: una campagna globale contro l’abuso di minori nei paesi più poveri dell’India.

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Her technical process finds her more inclined to linen canvases and oils, but she may also pick up pen and ink, waters and charcoal as fine ingredients for what she calls “my art curry”. It is a definely unique style melting borders between techniques in a strong and personal manner. “When I paint I try to bring into my oils what I love in waters, and texture and quality of a charcoal. It’s not conscious but it happens that way […] My art develops the best when I know where not to interfere.”
It’s a process near to a sort of automatic writing. “When something keeps hammering again and again, I do write on it.” Bansri does not identify with her work, but rather offers herself as a medium to reveal hidden meanings that go beyond her ordinary state of consciousness, dwelling in a middle-earth between human and divine: “my  works often reveal wisdom to me more when I stare at them in between.”

La tecnica di Bansri privilegia tele e oli di lino, ma può anche comprendere penna e inchiostro, acquerello e carboncino come ingredienti di quello che lei chiama “il mio curry d’arte”. È uno stile decisamente unico che fonde i confini tra le tecniche in modo forte e personale. “Quando dipingo cerco di portare nei miei oli ciò che amo nell’acquerello, e la consistenza e la qualità di un carboncino. Non è una scelta cosciente, ma accade così […] La mia arte si sviluppa al meglio quando so non interferire “.
È un processo vicino a una sorta di scrittura automatica. “Quando qualcosa continua a martellarmi ancora e ancora, allora la butto giù.” Bansri non si identifica con il suo lavoro, ma si offre piuttosto come mezzo per rivelare significati nascosti che vanno al di là del suo ordinario stato di coscienza, dimora in una terra di mezzo tra l’umano e il divino: “le mie opere spesso mi rivelano più saggezza quando le guardalo standoci in mezzo. “